Piccolo gioiello posto al confine tra la Toscana e l’Umbria, dal fascino forse un po’  troppo spesso oscurato dalle primeggianti Siena e Firenze, Arezzo è una di quelle città capaci di lasciare sbigottiti per le bellezze uniche ed inaspettate che riserva. Una città ricca, forse tra le più ricche della regione per storia, cultura ed arte, che lungo la Cassia si erge fiera su di un colle all’incrocio di quattro valli, quasi a dichiarare a gran voce l’importanza ed il ruolo di rilievo ricoperto nella storia toscana.

Di origini villanoviane, essa fu abitata dagli etruschi per poi esser dominata dai romani, ma nonostante le numerose tracce di storia rimaste impresse nelle sue pietre, è decisamente l’età medievale ad averle conferito quel volto di cui oggi ancora godiamo, e per la quale essa è ampiamente nota.

Ricca di tesori di ogni epoca e stile, ci si perde dunque volentieri nel fascino intatto del suo centro storico, tra palazzi, portici, piazze, chiese che custodiscono capolavori inestimabili e strade che offrono piacere anche al palato di chi volesse scoprire i sapori autentici della terra toscana. Una città che merita certamente una visita e che andrebbe esplorata da cima a fondo, ma che per le sue esigue dimensioni consente anche, programmando una passeggiata mirata alla scoperta dei suoi principali punti di interesse, di essere vista in un solo giorno!

Indubbiamente la visita di Arezzo non può che partire dal cuore pulsante del suo centro storico, e cioè dalla famosissima Piazza Grande, altresì conosciuta con il nome di Piazza Vasari.

Sorta probabilmente dove un tempo si trovava il foro romano, è indubbiamente una delle piazze più belle d’Italia e, con la sua forma trapezoidale e un dislivello di circa 10 metri tra il suo punto più alto e quello più basso, rappresenta un salotto a cielo aperto su cui affacciano edifici di varie epoche, a farne una vera e propria antologia di stili architettonici, che dal romanico, giungono sino al barocco. Convivono così, armoniosamente nella stessa cornice, l’abside medievale della Pieve di Santa Maria, il seicentesco Palazzo del Tribunale e l’elegante palazzo della Fraternita dei Laici, gotico nella parte più bassa, rinascimentale in quella centrale e tardo-rinascimentale in quella più alta (a Ovest); e ancora, Palazzo delle Logge , progettato nel 1573 da Giorgio Vasari (a Nord), Palazzo Lappoli (a Sud-Est) e la casa-torre della nobile famiglia dei Cofani (a Sud-Ovest), chiamata anche dei Cofani-Brizzolari (a causa della fusione tra la Torre Faggiolana e l’edificio adiacente).

Al di là delle sue bellezze di pietra, questa piazza è però nota soprattutto per le manifestazioni che vi si svolgono, e in particolare la tradizionale Giostra del Saracino che, due volte l’anno, raccontando la storia medioevale della città, con gare tra cavalieri al galoppo e un corteo storico di trecento figuranti e sbandieratori, la avvolge di un’antica magia.

Ma ogni mese viene ospitata qui anche l’importante Fiera Antiquaria, che dal 1968 richiama alla propria esposizione di libri, orologi, stoffe, dipinti, antiche stampe e oggetti in ferro e rame, i collezionisti di tutta Italia.

Da piazza Grande, proseguendo su Corso Italia e imboccando poi, sulla destra, via Cavour, si può facilmente raggiungere la bellissima Basilica di San Francesco, sita nell’omonima piazza.

Sorta nella seconda metà del Duecento, il suo attuale aspetto (escluso il campanile cinquecentesco) si deve ai rifacimenti di epoca gotica, che con quella semplice struttura le conferirono un gusto tipicamente francescano. In pietre e mattoni, l’interno a navata unica, molto ampio, vede affiancarsi sobrie capelle ad ogiva sulla sinistra, mentre edicole con ornamenti trecenteschi e quattrocenteschi si affacciano sulla destra. Ma a calamitare l’attenzione è senza dubbio l’abside, sulla quale Piero della Francesca lasciò quello splendido ciclo di affreschi con le Storie della Vera Croce che è oggi conosciuto in tutto il mondo. Non da meno, le cappelle a lato conservano, a destra, affreschi di Spinello Aretino (artista molto presente in questa sede con tele ed affreschi autografi), mentre quella di sinistra un’Annunciazione probabilmente opera di Luca Signorelli. Mirabili anche le vetrate di Guillaume de Marcillat, e soprattutto il famosissimo Crocifisso opera di quel cosiddetto Maestro di San Francesco che fu contemporaneo del Cimabue. Sotto la basilica a navata unica, peraltro, esiste una Chiesa inferiore suddivisa in tre navate, altamente suggestiva.

Lasciando Piazza San Francesco e ritornando verso via Cavour, sulla sinistra si può rapidamente imboccare via Cesalpino e, salendo verso la sommità della collina di Arezzo, più in alto rispetto Piazza Grande, arrivare a Piazza Duomo.

La Cattedrale dei Santi Pietro e Donato, costruita sul sito di una chiesa paleocristiana a partire dal XIII secolo e conclusa solo dopo il 1500 (tranne la facciata, addirittura novecentesca), è senza dubbio un’altra tappa fondamentale della città.

Una mole nel complesso imponente, il Duomo è praticamente visibile da ogni parte di Arezzo, e a svettare è soprattutto il suo campanile, il terzo ad essere stato costruito dalle origini della chiesa: un tempo attaccato ad essa, le vibrazioni della campane iniziarono infatti a danneggiare le preziose vetrate di Guillaume de Marcillat, costringendo ad un rifacimento della torre più distante la cui stabilità fu, però, compromessa da una falda acquifera, portando quindi all’erezione di un campanile separato, poi unito alla struttura mediante gli appartamenti dei custodi (l’attuale).

Entrando nella chiesa, ci troviamo in un arioso spazio suddiviso in tre navate coperte da volte a crociera, ove spiccano le sopracitate vetrate e numerosi capolavori storico artistici: un battistero esagonale, un grande altare seicentesco, la mirabile Maddalena di Piero della Francesca, un ciclo di affreschi con la Passione di Cristo di Giuseppe Servolini e, ancora, l’imponente monumento funebre di papa Gregorio X, quello del vescovo Guido Tarlati e infine la settecentesca tomba di Francesco Redi.

Uscendo dal duomo incontriamo a sinistra Palazzo dei Priori, con quella sua stupenda torre dalla cui sommità si gode di uno panorama unico su tutta la città (ingresso a pagamento). Ma è proseguendo per via Ricasoli, e incrociando Palazzo Albergotti, che si raggiunge via di Sassoverde e l’altra importante tappa del cuore sacro di  Arezzo: la basilica di San Domenico.

La chiesa, in perfetto stile gotico, è internazionalmente conosciuta soprattutto per conservare, al proprio interno, il famoso Crocifisso ligneo che Cimabue dipinse, tempera e oro su tavola, intorno al 1268-1271. Ma è da dire che essa ricopre anche un’ importanza davvero unica nella storia della Chiesa in quanto ospitò, nel gennaio del 1276, il primo Conclave della storia.

Iniziata nel 1275, fu terminata solo nel secolo XIV grazie ai finanziamenti delle famiglie degli Ubertini e dei Tarlati: la facciata in muratura si distingue per l’asimmetria, affiancata dal suo campanile a vela, mentre l’interno, con una navata unica ricoperta da capriate lignee, gioca su un effetto prospettico davvero suggestivo grazie alle finestre monofore che, sui lati, diminuiscono progressivamente la propria distanza man mano che ci si avvicina all’abside, dando un senso di maggiore profondità alla chiesa.

Oltre alla già citata Croce del Cimabue, si possono qui ammirare dipinti di Spinello Aretino (sul lato interno della facciata) e del figlio Parri (sul lato destro), oltre alla gotica Cappella Dragomanni con l’altare in pietra nera di Giovanni di Francesco da Firenze ed un affresco di Luca di Tommé.

Uscendo da San Domenico e spostandosi di poco, in via XX Settembre si passa davanti a Casa Vasari, dimora dell’architetto e pittore cui Arezzo diede i natali nel 1511.

L’artista acquistò e si occupò personalmente della ristrutturazione e decorazione del palazzo, e nonostante non vi abitò per molto tempo la casa rimase comunque un luogo di raccolta per molte opere d’arte: alcune delle principali camere della casa conservano infatti affreschi dello stesso Vasari e di alcuni allievi della sua scuola, mentre all’interno delle sale trovano spazio diversi dipinti dell’ambiente artistico fiorentino in cui il maestro visse e operò.

Per questo lo Stato Italiano, che ne entrò in possesso ad inizi Novecento, decise di trasformare la casa in  Museo e Archivio Vasariano, aprendo così al pubblico uno dei rari esempi di casa privata di un artista rinascimentale.

Il sole sta per tramontare e molti, moltissimi sarebbero ancora i tesori di Arezzo da vedere: dovendo fare una selezione, a seconda degli interessi si potrebbe scegliere di visitare il Museo Archeologico statale Gaio Plinio Mecenate, ospitato nell’ex monastero di San Bernardo (edificio di pregio sorto sui resti di un anfiteatro romano del II secolo d.C), oppure il Museo Nazionale di arte medioevale e moderna, ospitante una notevole collezione di dipinti di artisti del luogo, nonché esempi di maioliche risalenti fino al XIII secolo e provenienti da diversi centri di produzione di tutta Italia; un museo che solo per la sede ospitante, il rinascimentale e quattrocentesco Palazzo Bruni Ciocchi, conosciuto anche come Palazzo della Dogana e costruito per volontà di Leonardo Bruni, figlio del noto, omonimo umanista, meriterebbe tutto il prezzo del biglietto.

Qualunque sia la scelta, riprendendo l’auto per lasciare Arezzo consigliamo però, vivamente, di fare un’altra piccola tappa e sosta, per ammirare i resti il suo anfiteatro romano. Risalente al II secolo, e saccheggiato nel corso dei secoli, esso venne riportato alla luce solo nel 1915, rappresentando oggi il più importante reperto di epoca romana sopravvissuto nella città.

La nostra giornata ad Arezzo termina qui. E in attesa di un’altra visita alla scoperta delle sue indicibili bellezze non resta che imboccare l’Autostrada per raggiungere nuove destinazioni…

 

Silvia Formenti

Vacanze Toscane – Visit and love Tuscany