A Pisa esiste un’antica tradizione, risalente al X secolo d.C. ma rispolverata soltanto in tempi recenti e ancor oggi di enorme importanza per la città, che da allora ogni 25 marzo si prepara in grande festa ad accogliere e salutare l’arrivo di un nuovo anno.

Stiamo parlando del Capodanno Pisano, ovvero una festività che affonda le sue radici in epoca medievale quando, secondo il Calendario pisano, l’inizio dell’anno solare veniva fatto coincidere con il giorno dell’Annunciazione della Vergine Maria e dell’Incarnazione di Cristo, con ben nove mesi d’anticipo rispetto al calendario tradizionale.

Già ai tempi dell’Impero Romano, d’altronde, il capodanno coincideva con le Calende di Marzo, ovvero cadeva il primo giorno di questo mese.. Fu Quinto Fulvio Nubiliore, in base alla propria necessità di diventare console, ad anticipare tale data a gennaio, e successivamente Cesare a codificare ufficialmente questa innovazione, nel 45 d.C, determinando l’inizio dell’anno il 1 gennaio.

Con l’avvento del Cristianesimo, la caduta dell’Impero romano e il termine delle invasioni barbariche, nacquero però, nel tempo, le libere Repubbliche e i liberi Comuni, e con essi diverse unità di misura e di peso, ma anche monete, tasse e leggi proprie, oltre che propri calendari, che tornarono così molto spesso a far coincidere l’inizio dell’anno con un evento o una festività primaverile.

Il mese di marzo fu infatti scelto da molti per sancire l’inizio dell’anno, dall’Inghilterra alla stessa Roma, dalla Francia alla Russia, e in Italia anche da Siena e Firenze (che scelsero proprio il 25 marzo calcolando, tuttavia, un anno di ritardo rispetto a Pisa), in quanto con l’equinozio di primavera veniva idealmente a risvegliarsi la vita dopo il rigido inverno.

Ecco allora che i Pisani, almeno dal X secolo (secondo quanto testimoniato da alcuni documenti), fissarono il primo giorno del nuovo anno solare il 25 marzo, ovvero 9 mesi esatti prima del Natale, dando vita a quello che fu chiamato l’Anno Pisano “Ab Incarnatione Domini (o “Christi”, o “Dei”). Un calendario, quello pisano, che restò in vigore per molti secoli, anche dopo la caduta della II Repubblica nel 1509, e non soltanto a Pisa ma in tutte le terre di pertinenza della Repubblica (compresa Costantinopoli, dove i pisani furono gli unici occidentali, insieme ai veneziani, a stabilirsi con propri fondachi). Esso ebbe vita, precisamente, fino al 20 novembre del 1749, quando il Granduca Francesco I di Lorena ordinò a tutti gli stati toscani un adeguamento del calendario, fissando l’inizio dell’anno 1750 per il 1 gennaio seguente.

Lo stato pisano dovette così uniformarsi all’uso del Calendario Gregoriano, ma come già detto, negli anni ‘80 del ‘900 si tornò fortunatamente a parlare di questa festa, e da allora quello del Capodanno Pisano è divenuto un appuntamento immancabile, sempre più festeggiato ed atteso con grande orgoglio da parte di tutti i cittadini pisani.

Un rispolvero della tradizione che il 25 marzo di ogni anno viene a coinvolgere la città tutta, proponendo insieme al suo “rituale” un calendario fitto di iniziative culturali, ma non solo.

Oggi come ieri l’inizio ufficiale dell’Anno Pisano è annunciato da una sorta di orologio solare, quando a mezzogiorno un raggio di sole, penetrando da una grossa finestra posta sul lato sud della navata centrale del duomo alfeo, viene a colpire una mensola posta su un pilastro al lato opposto della chiesa, proprio vicino al pergamo di Giovanni Pisano.

Un momento di enorme spettacolarità, preceduto come da tradizione da un corteo storico e celebrato da una breve cerimonia religiosa che vede protagonisti i passi del Vangelo riguardanti l’Incarnazione, per concludersi poi con il saluto al nuovo anno accompagnato dal suono di chiarine e rulli di tamburi, dagli “urrà” dei portabandiera che innalzano i vessilli e infine dal taglio del nastro tricolore posto sulla corona d’alloro ai piedi del pilastro.

Un festeggiamento unico nel suo genere, che prosegue per l’intera giornata, e che dai paracadutisti della Folgore recanti le bandiere di Pisa e del Capodanno Pisano sventolanti su Ponte di Mezzo si conclude, in serata, con un grande concerto in piazza Garibaldi, ma anche musica itinerante, rievocazioni, giochi storici, balli e canti medievali ad invadere diverse zone della città (Logge di Banchi, Piazza la Pera, Piazza Vittorio Emanuele, Piazza della Berlina, Vallo Sangallo, Piazza dante, solo per citarne alcune), illuminandosi infine di fantastici fuochi d’artificio piromusicali sui Lungarni.

Ma non è tutto. Al grande evento ci si prepara in realtà già da venerdì 24 marzo, quando nella recuperata area della Cittadella, presso gli Arsenali Repubblicani, avrà luogo una cena d’inaugurazione del Capodanno Pisano accompagnata da canti, racconti e poesie in vernacolo, E la festa andrà avanti anche domenica 26, quando troveranno spazio, ancora, giochi e rievocazioni, un grande concerto serale in piazza dei Cavalieri, ma soprattutto la regata straordinaria delle Antiche Repubbliche Marinare,ovvero una competizione che vedrà sfidarsi sull’Arno le città di Pisa, Amalfi, Venezia e Genova (con premiazione successiva presso Piazza Garibaldi).

Ad accompagnare l’evento anche un’interessante iniziativa culturale collaterale, volta ad avvicinare i cittadini e non solo alla straordinaria bellezza di Pisa, Dal 23 marzo al 15 aprile, ogni fine settimana apriranno infatti al pubblico con visite guidate il Fortilizio e la Torre Guelfa, mentre il 25 e il 26 marzo, a ridosso della festività, sarà possibile compiere il camminamento in quota delle mura medioevali.

Se siete amanti delle magiche atmosfere medievali, appassionati di storia, cultura e folclore, oppure semplici curiosi alla ricerca di emozioni semplici ma reali, consigliamo insomma vivamente di non perdere l’occasione di partecipare ad un evento che vi farà rivivere per un giorno (e poco più) una Pisa differente, immersa nell’eco degli antichi splendori di quella che fu una delle più potenti e prospere Repubbliche Marinare d’Italia.

 

Silvia Formenti

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